4 / 09 / 25

Come Lorde ha alterato la chimica del pop con il suo nuovo album

Lorde torna sulla scena musicale a quattro anni di distanza da Solar Power. Già a sedici anni aveva conquistato il mondo con Pure Heroine, affermandosi come nuova regina dell’alt-pop e voce di una generazione.

Con Virgin, rilasciato il 27 giugno 2025, Lorde torna sulla scena musicale a quattro anni di distanza da Solar Power. Già a sedici anni aveva conquistato il mondo con Pure Heroine, affermandosi come nuova regina dell’alt-pop e voce di una generazione. Con questo nuovo lavoro, l’artista neozelandese riprende le atmosfere intime e liriche dei suoi primi due album — Pure Heroine (2013) e Melodrama (2017) — filtrandole però attraverso una nuova consapevolezza, quella di una ventottenne che ha attraversato e metabolizzato il caos dell’età adulta. Virgin è un diario musicale che racconta, senza censure, il percorso tortuoso che l’ha portata a essere la donna che è oggi. Lorde si mette a nudo — non solo simbolicamente, ma anche visivamente, con una copertina che mostra la scansione del suo grembo — portando l’ascoltatore all’interno di una metamorfosi fatta di dolore, amore, rinascita e identità.

L’album si apre con Hammer, brano che affronta il tema dell’identità di genere con versi come “Some days, I’m a woman, some days, I’m a man”, inaugurando un percorso di continua (de)costruzione del sé. In Shapeshifter, tra pulsazioni e sussurri, Lorde riflette sul modo in cui ha cercato di adattarsi agli spazi e alle forme di qualcun altro. Favourite Daughter è una confessione sul rapporto con una madre ingombrante e su come, nel tentativo di essere all’altezza delle sue aspettative, la cantante abbia indossato maschere e recitato ruoli. Clearblue racconta l’ansia di un test di gravidanza inatteso — o forse di un aborto, non è chiaro — perché a Lorde, da sempre, piace lasciare il confine tra realtà e metafora volutamente sfocato. In Broken Glass, invece, affronta senza filtri la sua lotta contro i disturbi alimentari.

C’è un vero e proprio movimento emotivo in quest’album: sembra che la ragazza che dodici anni fa scalò le classifiche con Royals sia finalmente cresciuta, ma senza perdere quella sua autenticità disarmante. Anzi, Virgin ci invita a spogliarci delle nostre maschere, ad abbracciare la nostra vulnerabilità e a riscoprirci nella nostra forma più pura. Esprimere fragilità è forse il gesto più rivoluzionario che un artista possa fare oggi. E Lorde, con questo album, lo fa con una naturalezza che sorprende e commuove. Perché Virgin non è solo un disco: è una rinascita. E noi, ascoltandolo, ci sentiamo un po’ parte del suo percorso.

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