Eurovision 2026, Israele ammesso, la Spagna dà il via al boicottaggio
6 stati annunciano il boicottaggio il festival denunciando i crimini di guerra israeliani a Gaza.
Nel suo settantesimo compleanno l’Eurovision potrebbe essere boicottato perfino da alcuni suoi stessi creatori a causa della presenza di Israele tra i partecipanti.
L’Eurovision, una manifestazione musicale nata nel 1956 per unire i popoli della neonata Europa attraverso le canzoni, con il passare degli anni si è espansa arrivando a includere nella competizione anche paesi notoriamente extra-UE. L’anno scorso, ad esempio, erano presenti anche Azerbaigian, Australia, Israele… Ed è proprio la rinnovata presenza di quest’ultimo che sta spaccando il vecchio continente, tra chi vorrebbe garantire la presenza dello stato israeliano in nome di un’unità musicale tra i popoli e chi vorrebbe vederne l’esclusione come risposta ai massacri compiuti dai militari israeliani a Gaza.
Non sono state sufficienti le dichiarazioni dell’EBU, l’European Broadcaster Union, l’ente emittente del festival, sull’adozione di “misure chiare e decisive per garantire che il concorso rimanga una celebrazione della musica e dell’unità” per richiamare alla partecipazione chi ha scelto di non gareggiare paesi contro accusati di genocidio.
Tra i principali stati che sono pronti a boicottare l’Eurovision 2026 c’è anche la Spagna, uno dei paesi che, insieme a Francia, Germania, Italia e Regno Unito, appartiene al gruppo dei cosiddetti “Big Fives”. Le “cinque grandi” sono quelle nazioni che hanno fondato l’Eurovision e che, ancora oggi, in prossimità della settantesima edizione, svolgono un ruolo centrale nell’organizzazione e nei finanziamenti al contest. Alfonso Morales, segretario generale dell’emittente spagnola Rtve, ha spiegato il boicottaggio spagnolo dichiarando che “la situazione nella Striscia di Gaza, nonostante la fragile tregua in corso, e l’uso per fini politici del festival da parte d’Israele compromettono la sua natura di evento culturale neutrale”.
“Come tutti in questa sala, anche noi come TRT siamo testimoni di una persecuzione che dura da decenni e di un genocidio che si consuma sotto gli occhi del mondo” ha dichiarato TRT, il network mondiale di origine turca e tra principali partner mediatici dell’evento, comunicando la sua adesione al boicottaggio. E per chi dovesse mai pensare che ora, con la tregua, la situazione a Gaza sia migliorata, la risposta di TRT è chiara: “Dall’inizio del cosiddetto cessate il fuoco, decine di bambini sono stati uccisi e gli aiuti continuano a non raggiungere Gaza in modo sicuro. Più di 270 giornalisti sono stati uccisi da Israele. La nostra posizione è molto chiara: consentire la partecipazione di KAN [l’emittente televisiva israeliana] non è né appropriato né compatibile con i valori di questo concorso”.
Toni simili arrivano anche da RTE, l’emittente pubblico irlandese: “Considerate le terribili perdite di vite umane a Gaza e la crisi umanitaria tuttora in corso, la nostra partecipazione all’evento sarebbe moralmente inaccettabile finché l’emittente israeliana KAN rimarrà nella competizione.”
Con il boicottaggio da parte della Spagna e di alcuni degli altri paesi europei (al momento anche Irlanda, Islanda, Paesi Bassi, Turchia e Slovenia hanno già raccolto l’appello al boicottaggio – e la lista potrebbe allungarsi nei prossimi giorni) per l’Eurovision la sfida si fa dunque più difficile. Dal canto suo KAN, la televisione pubblica israeliana, risponde appellandosi ai regolamenti: “Non c’è alcuna giustificazione per l’esclusione di Israele dall’Eurovision Song Contest. Kan è coerente nel seguire tutti i regolamenti dell’Unione europea di radiodiffusione e continuerà ad essere impegnato su questo fronte”.
Con già 10 milioni di spettatori in meno e finale e semifinale non trasmesse in Spagna anche parte degli introiti pubblicitari viene meno. A queste perdite si potrebbero aggiungere anche il boicottaggio di numerosi cittadini che in questi anni e, soprattutto negli ultimi mesi, hanno manifestato, protestato e scioperato in solidarietà al popolo palestinese – circa 2 milioni solo in Italia.

